Francesco Bistoni
Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Perugia
Il Rettore di un Ateneo ha spesso compiti piacevoli, oltre che prestigiosi, da svolgere: registriamo con compiacimento che tali occasioni stanno aumentando di numero via via che si procede verso il 2008, l'anno in cui ricorre il settimo centenario di fondazione dello Studium Generale Civitatis Perusii. Il programma di iniziative elaborato dal Comitato per le Celebrazioni del VII Centenario, infatti, di cui fa parte anche il presente volume sta portando all'attenzione della Città di Perugia e dell'intera Nazione temi di grande rilevanza culturale e sociale.
Un compito rilevante e prestigioso è quello cui ci accingiamo ora: presentare un nuovo studio, ovvero introdurre con un breve scritto il lavoro di ricerca compiuto da una Cattedra del nostro Ateneo specificamente dalla Professoressa Biancamaria Brumana, titolare dell'insegnamento di Storia della Musica su un manoscritto inedito. L'attività di ricerca pubblicata nel presente volume, infatti, contribuisce senz'altro a rinsaldare il prestigio della nostra Università; al contempo ci offre l'occasione e quindi il piacere - di ringraziare le Personalità che hanno permesso e favorito il compimento di tale opera. Ci riferiamo all'Arcivescovo Metropolita di Perugia monsignor Giuseppe Chiaretti, che, in quanto membro dell'Associazione Alumni, ha generosamente donato all'Università il sontuoso manoscritto del Seicento qui studiato, a sottolineare non solo la sua personale amicizia nei confronti dello Studium, ma anche il legame che da secoli unisce la Chiesa perugina e l'Università, nel cui stemma compare il vescovo sant'Ercolano accanto al grifo della città. Il manoscritto costituisce un tesoro di enorme valore storico e artistico, che va ad arricchire ulteriormente la già inestimabile raccolta del Fondo Antico conservato nella Biblioteca del Dottorato.
In secondo luogo, è un piacere ed un onore per noi costatare che l'Ateneo può contare su molti Amici pronti a sostenere dall'esterno le sue iniziative di ricerca: ci riferiamo alla Banca di Mantignana - Credito Cooperativo Umbro, che ha finanziato la presente pubblicazione, grazie alla quale è possibile aggiungere una inedita tessera al prezioso mosaico dell'ambiente musicale romano del tardo Seicento e più in particolare al contesto mecenatistico della famiglia Chigi, di Alessandro VII e di Flavio Chigi, da cui il manoscritto è stato stabilito provenire.
Lo stupendo "oggetto" contiene ventiquattro cantate, a una o due voci e basso continuo, di autori attivi a Roma. Alcune cantate ci sono state tramandate anche da altre fonti, ma molte, in realtà, sono unica. Il volume è stato redatto da due copisti il primo dei quali non riporta il nome degli autori delle composizioni e sembra specializzato in un tipo di repertorio retrospettivo (risalente agli anni 1660-1670); mentre il secondo trascrive le musiche di compositori attivi all'epoca di redazione del manoscritto (il 1685 circa) il cui nome non può essere taciuto. I testi poetici offrono un'ampia casistica amorosa con numerosi riferimenti a miti del mondo classico come Orfeo, Niobe, Ero e Leandro, oppure all'Orlando furioso dell'Ariosto come la cantata n.15 che si ispira alla storia di Olimpia e Bareno.
Un mondo complesso e al contempo affascinante, che non cessa di meravigliarci. D'altra parte, come le altre forme d'arte coeve, la musica barocca era votata al desiderio di stupire e divertire lo spettatore: cambi repentini di tempo, passaggi di virtuosismo strumentale o vocale. La lettura di questo volume dedicato al manoscritto, quale perfetto figlio del suo tempo, non potrà che compiere ancora un nuovo miracolo dello stupore.
Il mio plauso va poi alla mostra che accompagna la presentazione dello studio di questo manoscritto, di cui il presente volume accoglie il catalogo: essa ben esprime, infatti, l'obiettivo che intendono perseguire le celebrazioni del Settimo Centenario dell'Ateneo, ovvero la valorizzazione dell'enorme tesoro di oggetti preziosi e di conoscenze accumulato nel corso di tale secolare attività. Ringraziamo quindi il dottor Gianfranco Cialini che ha individuato le "rarità musicali" esposte: pergamene di musica medievale utilizzate come copertine o rinforzi di più deperibili volumi cartacei talvolta preziosissime come quelle che tramandano polifonie del Trecento italiano , oppure alcune delle riduzioni per pianoforte solo di melodrammi edite da Ricordi alla fine dell'Ottocento, fino a manoscritti del Sei e Settecento come una pregevole partitura dell'Orfeo e Euridice di Gluck della seconda metà del XVIII secolo. Ci sono rarissimi testi di teoria musicale pubblicati tra il 1498 e il 1727, spesso editi unitamente ad altre opere da studiosi che in una visione universale del sapere non si interessavano solo di questa arte. C'è, infine, una serie di testi "vicini alla musica": libretti e relazioni di feste, opere letterarie di musicisti o opere che comunque parlano di musica; e volumi di storiografia musicale (dall'Encyclopedie di Diderot e d'Alembert a primi studi sulla musica popolare). Il Fondo Antico dell'Ateneo, insomma, per l'ennesima volta dimostra essere un incredibile scrigno di preziosità, riscoperte e valorizzate grazie all'accurata e sapiente azione coordinatrice del Comitato per le Celebrazioni del Settimo Centenario.